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La vita è fatta per il 10% da quel che ci succede e per il 90% da come lo affrontiamo.

L’ex calciatore, dirigente sportivo e capo delegazione della nazionale italiana si è spento ieri 6 gennaio a 58 anni, dopo una lotta contro un tumore al pancreas che durava dal 2017. Probabilmente chi riceve una diagnosi di cancro ha sempre paura, difficile mettere al primo posto obiettivi diversi dalla propria sopravvivenza, credo sia normale. Nella natura umana fin dalla prima evoluzione encefalica esiste questa spinta alla sopravvivenza che non dermorde. Eppure questo uomo può averci lasciato un grande insegnamento. Quel dipinto del paziente guerriero forse troppo enfatizzato non gli appartiene; semmai gli appartiene la normalità quella che rende semplici i percorsi, non solo percorsi di vita ma più spesso percorsi di cura.

Voglio chiudere con le sue parole:



"Non so quanto vivrò, ho capito che non c’è tempo da perdere.

La malattia non è esclusivamente sofferenza. Ci sono dei momenti bellissimi. La malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, ti può spingere anche più in la rispetto al modo anche superficiale in cui viviamo la nostra vita. La considero anche un’opportunità. Non ti dico che arrivo fino ad essere grato nei confronti del cancro, però non la considero una battaglia. L’ho detto più volte: se mi mettessi a fare la battaglia col cancro ne uscirei distrutto. Lo considero una fase della mia vita, un compagno di viaggio, che spero prima o poi si stanchi e mi dica ‘Ok, ti ho temprato. Ti ho permesso di fare un percorso, adesso sei pronto

Cerco di non perdere tempo, di dire ai miei genitori che gli voglio bene. E mi sono reso conto che non vale più la pena di perdere tempo e fare delle stronzate. Fai le cose che ti piacciono e di cui sei appassionato per il resto non c’è tempo".

che le terra ti sia lieve